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Buon anno scolastico
Data: 14/09/2026

Care studentesse, cari studenti,
care famiglie, docenti e personale tutto,
alla fine dello scorso anno scolastico, una mamma ha affidato a una nostra docente poche parole che mi sono rimaste impresse. Ha detto che, finalmente, aveva visto la nostra scuola “tendere la mano” a chi ne aveva bisogno (non chiedetemi come sono venuta a saperlo, è top secret).
Ho pensato a lungo a questa frase.
Perché, in fondo, racconta con straordinaria semplicità ciò che una scuola dovrebbe essere.
Una scuola tende la mano quando sa accorgersi di chi è rimasto indietro, prima ancora che qualcuno chieda aiuto.
La tende quando non confonde il rigore con l’indifferenza e quando, senza rinunciare alle regole, sa guardare le persone e le loro storie.
La tende quando offre un’altra possibilità, quando accompagna una fragilità, quando riconosce un talento che ancora non ha trovato il modo di esprimersi.
Ma tendere la mano non significa soltanto aiutare.
Tendiamo la mano anche quando chiediamo a qualcuno di camminare insieme a noi. Quando costruiamo occasioni, apriamo strade nuove, proponiamo esperienze che forse fanno un po’ paura. Quando diciamo a un ragazzo: prova, puoi farcela. E continuiamo a esserci anche quando il primo tentativo non riesce.
La scuola che vorrei continuassimo a costruire è questa.
Una scuola esigente, perché crede nelle capacità dei propri studenti.
Una scuola capace di innovare, perché il mondo nel quale dovranno vivere cambia rapidamente.
Una scuola aperta, curiosa, viva.
Ma soprattutto una scuola nella quale nessuno diventi invisibile.
Questo, però, non può essere il compito di una sola persona o di una sola categoria.
Una comunità esiste quando le mani si tendono in entrambe le direzioni.
Da un docente a uno studente, ma anche da uno studente a un compagno.
Dalla scuola a una famiglia e da una famiglia alla scuola.
Tra colleghi. Tra generazioni diverse. Tra chi arriva per la prima volta e chi questa scuola la abita da molti anni.
Tendere la mano richiede attenzione. Richiede tempo. A volte richiede pazienza. E richiede quella forma particolare di responsabilità che chiamiamo cura: la capacità di vedere l’altro e di sentire che, almeno in parte, ciò che gli accade ci riguarda.
Non riusciremo sempre a fare tutto bene. Una comunità vera non è una comunità perfetta. È una comunità capace di interrogarsi, correggersi, ricominciare e non smettere di cercare strade migliori.
È questo l’augurio che rivolgo a tutti noi all’inizio del nuovo anno scolastico.
Che ciascuno possa trovare, quando ne avrà bisogno, una mano tesa.
E che ciascuno di noi sappia riconoscere il momento in cui quella mano deve essere la propria.
Buon anno scolastico a tutti.
Il dirigente scolastico
Prof.ssa Silvia Fabbri



